“Tutte le felicità di una vita non valgono un attimo di completezza”, un’affermazione ardita, ma ahimè dolorosamente vera. Dico ahimè, perché la maggior parte delle persone confonde la felicità con la completezza. La felicità appartiene al dominio dei sentimenti e come tale è un “campo” popolato da “quanti” effimeri e transitori. La completezza appartiene al dominio dell’essere, dell’individualità consapevole e come tale trascende il momento e il cambiamento. La felicità sta alla completezza come la luna al sole. La prima vive di luce riflessa e il secondo di luce propria. La luna  appare-esiste se illuminata. Il sole emerge perché irradia se stesso. La differenza è abissale. Possiamo perciò definire un enunciato inedito: la felicità soggettiva-emotiva esiste ed è reale nel grado in cui una persona è in grado di sperimentare la sua completezza. Priva della sua completezza, una persona rincorre una felicità-surrogato che non la porterà mai alla completezza: la luna non illuminerà mai il sole. Un sentimento, per quanto intenso e gradevole, non appagherà mai l’individualità consapevole in modo stabile e duraturo. Possiamo concludere l’enunciato dichiarando che in verità, noi esseri umani, cerchiamo la completezza e non la felicità e noi, scegliendo e cercando la prima otteniamo anche la seconda, come un regalo gradito e inaspettato. Chi invece imbocca la scorciatoia della felicità pensando in modo ingenuo, inconsapevole o sciocco di raggiungere in questo modo la propria completezza esistenziale, finisce per mancarle entrambe. 

Un re, narra la storia, sul campo di battaglia, disarcionato e con il suo esercito allo sbando, urlò all’universo “Il mio regno per un cavallo”. Un cavallo sul quale montare, per guidare la riscossa del suo esercito rimasto privo della sua guida, un cavallo per evitare la disfatta. Oggi molte donne e uomini si sentono “disarcionati” come quel re, e con il loro “esercito” allo sbando. Il cavallo che tutti stiamo cercando e sul quale vorremmo salire per evitare la disfatta esistenziale è la completezza. La completezza, ricordiamolo, non è una condizione emotiva transitoria, ma è uno stato che irradia certezza, verità di sé con quattro effetti o fenomeni emergenti di grande rilevanza:  1 l’effetto  di divenire inamovibile, 2  l’effetto di divenire  irresistibile, 3 l’effetto di divenire emotivamente felice e 4 l’effetto di divenire stabile ovvero libero dai pensieri e stati d’animo condizionanti. Concludo la mia riflessione sulla completezza con una posizione chiara: la completezza è la causa e la felicità il suo effetto. La  felicità è un effetto gradito e la completezza è la sua causa. Quando la causa e l’effetto sono attivate in modo intenzionale e consapevole dalla crescita dell’individuo, allora diventano forze formidabili, tali da piegare il destino e guidare il nostro esercito delle abilità  alla vittoria… 

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