Intensivo SDA, campus giugno 2021 Discorso di apertura per senior e cadetti del College Podresca.

Che cosa significa conoscere se stessi? Significa acquisire il potere di dare il giusto ordine alla vita.  Ognuno ha un suo ordine che ricerca consapevolmente o inconsapevolmente e perché ognuno ha fondamentalmente se stesso dal quale emerge la visione e l’interpretazione della vita. Conoscenza di se stessi e ordine della vita sono direttamente proporzionale e rappresentano la correlazione più potente della vita. Mi piace descriverli come “Amore e Psiche” del Canova, la coppia perfetta e quando s’incontrano scatta un amore infinito tra di loro: un matrimonio che durerà per tutta la vita. 

Conoscere se stessi significa comprendere e conoscere la propria realtà, accettare la propria giornata, sapere come funzionano le esperienze in famiglia, a scuola e nelle amicizie, imparare a collaborare nei diversi contesti e avere il coraggio di proporre e originare dei miglioramenti. 

Care ragazze e cari ragazzi avete bisogno sia di accettare maggiormente la realtà così come è per poter essere sereni, prevenire le tensioni, i conflitti e le sofferenze sia di originarla, sentire che la realtà è anche “farina del vostro sacco” . Avete bisogno di sperimentare la vita senza ansia e preoccupazione. Avete bisogno di coinvolgervi con le vostre esperienze e nelle vostre relazioni. Conoscere se stessi nella propria dimensione oggettiva e soggettivasi rivela un fattore importante nel vostro processo formativo in quanto si inizia a esplorare ciò che vi differenzia gli uni dagli altri rendendovi unici e di conseguenza si comincia a fissare il modello di vita che diventerà quello definitivo della vostra età adulta. L’età evolutiva adolescenziale vi introduce dentro alla sfera puberale con tutto ciò che questo comporta. Gli ormoni in movimento “muovono” e trasformano il vostrocorpo, si muove parallelamente tutta la complessa struttura psichica imprimendo nella personalità in formazione proprietà, direzioni e intensità inedite. Diventa impellente la necessità di imparare a comunicare i propri bisogni, le idee e le proposte per poter stare meglio e vivere con un livello più alto di benessere. Voi ragazze e  ragazzi state cambiando velocemente e intensamente perciò oltre che comprendere e accettare il proprio cambiamento serve imparare ad aggiornare gli altri delle novità che emergono nella crescita interiore della propria persona. I desideri sono alimentati da una volontà inedita e infuocati dall’energia vitale che emerge in modo esuberante. La vita attorno ai  quattordici anni, dopo essere stata ordinata, inizia a chiedere di essere guidata. 

L’unica persona che viene chiama alla guida della vita, l’unica che può farlo è lo studente stesso. Si ottiene tale guida  solo con una maggiore conoscente oggettiva, soggettiva e soggettivamente assoluta di se stessi. L’unico modo in cui è possibile  farlo e imparare a scegliere. Gli stimoli distraenti sono tantissimi per cui è facile seguire il flusso di una corrente discendente piuttosto che mantenere la scelta che alle volte appare controcorrente.   

Non è pensabile e neanche immaginabile ottenere l’emergere e l’affermarsi di se stessi senza un contesto ordinato in cui si esprime la conoscenza di se stessi. L’intensivo è il contesto che in assoluto ordina le relazioni nel modo più elevato. Più la conoscenza di se stessi è esatta e maggiore è l’abilità di esprimerla è più facile risulta il processo di renderla reale. Pare ovvio, che se non conosciamo a sufficienza noi stessi o pur avendo tale conoscenza, non la sappiamo esprimere, risulteremo invisibili agli altri e di conseguenza aumenterà la nostra confusione e il nostro disorientamento esistenziale.

Dare un ordine alla vita, fino a questo punto, è stato un compito prioritario. Ora in quanto adolescenti la priorità esistenziale per crescere ancora sposta il suo baricentro su una maggiore conoscenza di noi stessi. Conoscenza articolata in oggettiva, soggettiva e soggettivamente assoluta. Conoscenze che non possono essere dispensate da altri e non possono venire da fuori della persona stessa. Forse, invece di conoscenze, le esperienze dirette di se stessi (ED) dovremmo chiamale scoperte. Sono queste scoperte che uniscono la nostra sostanza o essenza consapevole con la nostra apparenza o manifestazione come persona creando una profonda coerenza tra ciò che siamo e il nostro comportamento, tra ciò che desideriamo e ciò che diciamo, tra ciò che sentiamo e ciò che comunichiamo, tra ciò che pensiamo e ciò che infine otteniamo. Solo una sufficiente conoscenza di se stessi porta a darsi una risposta esatta alla domanda: “cosa è giusto per me?” Un’acacia non dovrebbe tentare di fare le castagne e un glicine se non conosce e non riesce ad essere se steso potrebbe desiderare di fare le rose. Solo ri-conoscendo di essere un’acacia si smette di voler fare castagne. Solo sapendo di essere un glicine pare assurdo voler fiorire con delle rose. 

Una storia di Sabrina Ferri illustra in modo magistrale questa dinamica: “Cosa devo fare per diventare vostra amica? chiese un giorno una margherita a un papavero. Lei era nata in un campo di papaveri, cresciuta sola, triste, ai margini. La risposta fu: Devi essere un papavero. Ma io non sono un papavero, non posso essere lo stesso vostra amica? No, i papaveri stanno con i papaveri e le margherite con le margherite. La margherita sconsolata si guardò attorno e vide che c’erano dei petali rossi vicino a lei, sicuramente appartenuti a qualche papavero. Quindi li prese e li adagiò sopra ai suoi petali. Ora posso essere vostra amica? “Sei ridicola, non ti sei accorta che il vento ti sta già svestendo? Non puoi fingere di essere ciò che non sei. Se sei nata margherita, morirai margherita. Non sarai mai un papavero come noi. Poi un giorno un uomo con una grossa macchina fotografica si avvicinò al campo. La margherita sì vergognò immensamente di se stessa, sapeva di essere un anonimo puntino bianco su un sfondo rosso sfavillante. “Ciao piccola, sei bellissima, qui in mezzo spicchi come un vero diamante. Ora ti scatto una foto, ti metterò sulla mia rivista in copertina” disse l’uomo rivolgendosi alla margherita. La margherita non sapeva cosa fosse una rivista né tantomeno una copertina ma di diamanti ne aveva sentito parlare spesso e di una cosa era certa: il diamante doveva essere qualcosa di davvero molto prezioso. Quando l’uomo si piegò per accarezzare i suoi petali la margherita capì molte cose. Il giorno seguente il papavero disse alla margherita che potevano essere amici, che poteva entrare a far parte del gruppo, che l’avrebbero considerata un papavero come loro. Lei allora rispose: “no, grazie, ma preferisco essere considerata per quello che sono: una margherita. Avevi ragione, se nasci margherita non puoi diventare un papavero. Ma sai una cosa? Sceglierei altre mille volte di nascere margherita in mezzo a voi perché gli occhi non si soffermano mai su ciò che è tutto uguale ma sull’unicità, perché alla fine la vera bellezza, l’essere prezioso… sta dentro alle cose così come realmente sono.”

Per fare questo passaggio di maturità come lo abbiamo visto fare dalla nostra margherita  della storia abbiamo bisogno di alcune cose:

Ci vuole uno strumento. C’è l’abbiamo: la nostra tecnica di ricerca, la nostra trivella che con la ricerca dell’oggetto, con l’intento di viverlo direttamente e con la comunicazione dei contenuti emergenti scava sempre in profondità.

Ci vuole una disciplina: C’è l’abbiamo, la struttura e l’orario dell’intensivo. 

La disciplina prima o poi ci porta ad un punto cruciale che può essere superato solo dal coraggio dalla determinazione. 

Non è facile superare questo punto. Vi insegno cosa funziona in questi casi: farlo per qualcuno che merita questo dono di relazione. 

Capita di fare nella vita degli errori, di ferire se stessi o di ferire gli altri. Questo ci allontana e ci separa sia da noi stessi che dagli altri. Ci sentiamo più soli e isolati ponendo un limite apparentemente invalicabile alla conoscenza più profonda di noi stessi. Non possiamo sperimentare le ED o esperienze di equivalenza se le ferite fatte e subiste ci separano sia da non stessi che dagli altri.

Per superare questo limite riscopriamo di essere generosi, capaci di fare un dono di relazione: diveniamo coraggiosi e determinati come non potremmo  esserlo per noi stessi e lo diventiamo per donare la nostra azione coraggiosa e determinata a qualcuno che in cuor nostro sentiamo meriti questo dono prezioso. Tutti hanno qualcuno che merita di ricevere questo dono. Sta a voi fare la scelta. Scoprirete che l’amore per l’altro che voi saprete originare grazie a questo dono di relazione, alimenterà la forza della vostra tecnica, intensificherà la vostra disciplina e soprattutto diventerete coraggiosi e determinati come non lo siete stati mai.  

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