La famiglia è il luogo in cui veniamo ad essere, ed è il primo gruppo umano coeso che nasce dalla spinta evolutiva delle prime forze naturali aggreganti. 

Queste forze, con la loro pressione selettiva sugli individui, li ha spinti a trovare una risposta vincente realizzata nella coesione e nel legame familiare. 

L’esigenza di sostenere la prole, difronte all’aspetto imprevedibile e terrifico della vita, spinti dall’alto livello di cura e protezione che necessitano i cuccioli di Homo Sapiens, e dalla necessità delle imponenti risorse necessarie per renderli autonomi e capaci di sopravvivere e riprodursi a loro volta per mantenere nel tempo una finalità comune della famiglia, ha reso possibile la nascita delle tribù e dei clan di famiglie allargate, primi gruppi umani realmente e naturalmente coesi.

Tuttavia non è raro che anche queste forme di coesione umana siano difettose, soprattutto a causa dell’incompletezza strutturale soggettiva, e dell’incapacità di originare e mantenere nel tempo una finalità comune. 

Non sono pochi i matrimoni che falliscono, soprattutto a causa dei fini che divergono o perché gli sposi non sanno perdurare a sufficienza per maturare e portare a compimento lo scopo della relazione di coppia: essere esclusiva, avere e crescere i figli, realizzare i fini personali e comuni sommando le risorse, proteggendosi e curandosi reciprocamente, e avendo una visione di un futuro condiviso. 

I difetti presenti nella forza aggregante della prima e naturale comunità umana,  superano la barriera della sua sfera d’influenza e migrano, depositandosi in tutte le altre forme di aggregazione che la persona esplorerà nella ricerca della propria appartenenza. 

Possiamo immaginare una scala in cui i gradini sono i passi che elevano la qualità della forza che aggrega le persone in forme sempre più nobili ed evolute in comunità di appartenenza: ogni gradino è un susseguirsi del precedente che diventa punto di appoggio per proseguire nella scalata. 

La scala qui proposta, è una sintesi delle forze evolutive responsabili dell’aggregazione umana, che ho ritenuto più importanti e universalmente presenti. 

 

Le dodici forze aggreganti sono:

1) La sessualità, come pulsione a procreare, deputata a creare la famiglia e la discendenza: una sessualità sublimata e trasformata in cui l’istinto materno e paterno, atti a soddisfare la sopravvivenza della specie, diventano abilità di relazione, di protezione, di coesione, di collaborazione  e di creatività.

2) La paura della vita.

3) Il bisogno di sicurezza.

4) Il bisogno di sanare-colmare l’incompletezza strutturale personale. 

5) La debolezza, ossia l’incapacità di assumersi la responsabilità della propria sopravvivenza

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6) La nascita dell’identità NOI.

7) La scoperta del “perché essere = perché fare”.

8) I valori: cosa è importante per me, per te, e per noi.

9) Il superamento della vittoria egoistica dell’accumulo e dal trattenere le risorse personali 

10) La somma delle risorse individuali per un potere di azione più grande.

11) I fini comuni, un risultato che solo insieme a molti altri si può ottenere.

12) La visione  che appare dalle intenzioni condivise.

 

Possiamo osservare come l’innesco della sessualità origina la prima forma di aggregazione e avvia un effetto evolutivo a cascata che esplorerà le forme evolutive successive. 

Ogni forza di aggregazione affonda le proprie radici nella precedente, e ognuna diventa il punto di partenza per conquistare la forza successiva. 

Oggi siamo capaci di aggregarci per una finalità comune, per dei valori condivisi, e ancora per una visione di un futuro migliore; tuttavia sapremo farlo con successo nel grado in cui evolutivamente avremo integrato e maturato tutte le forme di aggregazione precedenti. 

L’evoluzione in questo senso è spietata e non ammette salti: è impossibile a sedici anni tentare di averne diciotto.  

Ricordo il periodo in cui uscì la legge che obbligava all’uso della cintura di sicurezza. Qualche giorno dopo, il solito genio della nobile arte dell’arrangiarsi, mise sul mercato le magliette bianche con il disegno  della cintura di sicurezza. Effettivamente al vigile, intento nel far rispettare la legge, poteva sembrare che il guidatore e il passeggero la indossassero. Per chi l’acquistò, con poche lire, risolse il problema dell’installazione della cintura. Tuttavia la differenza si sarebbe vista in un incidente, dove ovviamente la cintura disegnata sulla maglietta non avrebbe salvato o protetto alcuna vita. In aggiunta, una volta constatato l’incidente, la persona veniva multata sia per l’infrazione commessa sia per la cintura mancante. 

Questa metafora ci aiuta a comprendere la logica delle forze aggreganti: non possiamo nascondere a lungo la mancanza o la falsità di una di loro; nel tempo la vera forza aggregante, che anima una relazione o un gruppo, si rivelerà segnandone la sorte. 

Come mai allora sono così tanti i tentativi e le persone che cercano di ingannare la vita? 

Sono molteplici i fattori in gioco: una confusione di priorità, una gerarchia di valori  errata, una mancanza di fini o una presenza di fini egoistici diversi da quelli dichiarati, o forse solo una mancata consapevolezza di sé. 

Dallo schema delle dodici forze aggreganti principali analizzate, possiamo vedere che seguono uno sviluppo progressivo, e le ho volutamente separate da una linea tratteggiata. Le prime cinque forze appartengono al dominio naturale della biologia animale, dagli sviluppi alquanto inconsapevoli: pressioni che la condizione umana esercita fino a determinare il tipo di aggregazione che la persona sarà incline a  sviluppare.   

Le forze successive, oltre la linea tratteggiata, sono originate principalmente dalla nostra evoluzione culturale, dove domina una crescente consapevolezza o conoscenza soggettiva di sé e dell’altro. 

Sviluppare strategie comuni più evolute, segue questa linea di accrescimento: quando aumenta la conoscenza soggettiva di sé, non alimentata da una maggiore quantità di informazioni ma da un vero contatto con se stessi, cresce di riflesso la qualità della forza aggregante coinvolta nel creare appartenenza. 

 

La persona diviene capace di originare e concepire strategie comuni con forze aggreganti inedite.  

Secondo le mie analisi, effettuate sulle persone di grande successo, capaci cioè di coinvolgere in grandi visioni del futuro molte persone diverse, si realizza curiosamente un ordine inverso da quello descritto: le persone ordinarie si muovono con 1,2,3,4…; le grandi persone si muovono dal 12,11,10, 9…

È interessante notare come la visione di un futuro da condividere insieme, che appare alla coscienza di un individuo solo alla fine del proprio percorso di emancipazione, nelle persone vincenti, dalla forte personalità e capaci di liberare una forza aggregare notevole, origina proprio da questa ultima forza. 

L’esempio emblematico è sicuramente Martin Luther King: la sua forza aggregante trapela molto bene dal suo famoso discorso “Io ho un sogno”. La visione di un futuro migliore accende la forza dell’intenzione, che diventa condivisibile fino a far precipitare dei fini comuni. Martin Luther King parte dal perché per arrivare al come, al quando e con chi. La visione innesca un processo di emancipazione collettiva non solo per la sua etnia, ma di un’intera società e di un’intera epoca. 

La visione suscita un effetto domino che coinvolge tutte le forze aggreganti presenti. È fondamentale notare che le forze aggreganti superiori sono inclusive di tutte le forze aggreganti sottostanti: una forza aggregante può essere considerata evolutiva, nel grado in cui rispetta, include ed evolve tutte le forze precedenti. 

L’Umanità che continua ad aggregarsi solo sotto la pressione delle cinque forze naturali, già rivela di non essere in grado di affrontare le sfide del terzo millennio. 

La persona e la società, in tutte le loro articolazioni e declinazioni, hanno urgente bisogno di procedere oltre, e appropriarsi di nuove forze e forme di aggregazione.

I semi di questo cambiamento epocale ci sono, mentre la primavera, in questo inizio millennio, tarda ad arrivare.  

 

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