LA STESSA COSA IN FASI DIVERSE DI EVOLUZIONE

Un approccio di grande impatto che noi individui potremmo o forse dovremmo adottare è imparare ad allineare i nostri fini con i fini degli altri, imparare ad allineare i fini degli altri con i nostri fini personali. L’abilità consiste nel riconoscere che il proprio fine può essere abbinato in modo utile e intelligente ai fini degli altri, quando ci si riconosce nello stesso fine, quando si perseguono fini diversi, ma si trova utilità a sommarsi per uno scopo più grande che li contiene tutti. Tutto è già super-interconnesso, ma è necessario riconoscere questa connessione. I bisogni del corpo, i fini della persona, le scelte degli individui hanno una complessità tale da produrre infinite variabili in evoluzione. Le variabili sembrano così distanti, sembra che vadano in direzioni così diverse da perdere di vista la possibilità di connessione, origine comune e finalità condivisa.  È già difficile, a volte impossibile, concepire un fine comune, figuriamoci camminare insieme, non per o con fini diversi, ma per e con lo scopo più grande che li contiene. Perseguire i propri fini e partecipare ai fini degli altri è tra le dieci sfide evolutive più importanti che l’umanità ha per elevarsi. Questa dinamica ci appartiene, fa parte della nostra specie, è parte integrante della natura umana. 

 

Basta un intoppo per rinunciare all’opportunità di sommarsi nella relazione. Quando l’altro è mal intenzionato, sleale, incline a rubare, manipolare, ferire, è doveroso fare un passo indietro, non sommarsi a lui e ai suoi fini ingannevoli. Non tutto va sommato. L’evoluzione seleziona sui piani genetico ed epigenetico. Alcune cose vanno abbandonate, perché devianti e tossiche per la natura umana, che cerca di emergere. Alcune relazioni sono esche con l’amo. Si dovrebbe riconoscere il gioco in tempi utili, per non diventare vittime di “uncini”. L’incontro tra fini propri e altrui è un’opportunità, è un salto evolutivo della relazione, è una sfida, è una meta da raggiungere. È una capacità presente in natura nelle simbiosi. Il pesciolino pulisce i denti dello squalo, realizza il fine “mangiare” e lo squalo realizza il fine “bocca pulita”. Nella competizione cieca la lotta per la sopravvivenza eclissa questo talento, non ha la visione e l’intelligenza per riconoscere connessioni straordinarie. Se c’è una mela e ci sono due persone affamate, si entra in conflitto per ottenere la mela. 

 

 

Paura + Dolore + Insicurezza + Sopravvivenza = Azione Egoistica

 

Questo meccanismo inibisce l’allineamento dei fini. Si potrebbe cooperare per creare un frutteto con i semi della mela e avere mele sufficienti per sfamare due famiglie. Per “vedere” l’abilità di allineare i fini è necessario allargare la visuale. Lo sguardo ristretto vede il conflitto, il guadagno esclusivo. Sviluppare la dote di sommare i fini significa concepire i propri fini, considerare i fini degli altri e desiderare che essi riescano a realizzarli. Non significa assumere la responsabilità dei fini degli altri, significa avere l’intenzione che gli altri possano realizzare i loro fini e, quando possibile, contribuire, dare un aiuto. È questa disponibilità che permette di vedere il fine comune, lo scopo più grande, che contiene fini apparentemente diversi. Se una persona vuole comprare una bicicletta e l’altra vuole leggere, questi due fini entrano in conflitto. Con relativa facilità potrebbero diventare elementi di un fine più grande, che li mette insieme. C’è l’inclinazione a vedere il bicchiere mezzo vuoto anche per i fini degli altri rispetto ai nostri. C’è l’impulso al conflitto e c’è la capacità di vedere il fine, che li realizza entrambi. 

 

Da che cosa nasce l’inclinazione al conflitto? Le ragioni sono di ordine culturale (come una persona è formata-educata), sono la reazione a un contesto con risorse insufficienti. Siamo la stessa cosa in stadi diversi di evoluzione. Siamo dotati di abilità e di consapevolezza diverse. Siamo strutture molto simili in fasi diverse di sviluppo. L’uovo è diverso dal bruco, il bruco dalla crisalide, la crisalide è diversa dalla farfalla. La diversità di fase evolutiva è una costante. La nube di idrogeno è diversa dalla stella. La stella di idrogeno è diversa dai 118 elementi chimici, prodotti dalle stelle super massicce. Diversi dalla stella sono i pianeti, la materia dei pianeti. Diversa è la vita che abita il pianeta. Sempre la stessa cosa, ma in fasi diverse di evoluzione.  

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