IL SEGRETO DELL’ESISTENZA UMANA NON STA SOLO NEL VIVERE, MA ANCHE NEL SAPERE PER CHE COSA VIVERE

Fini, che sorgono dalle dominanti dell’individualità consapevole, sono la via maestra verso la completezza. Chi raggiunge questa consapevolezza si trova di fronte a un dilemma esistenziale. Trovare l’equilibrio nell’asimmetria esterna o trovare l’equilibrio nella simmetria interiore? Entrambi sono realizzabili, ma producono realtà differenti. L’equilibrio in un’asimmetria è rappresentato dal rapporto preda/predatore. Si modellano a vicenda, trovano il punto, in cui l’uno dipende dall’altro, creano un equilibrio simmetrico. Se aumentano i predatori, se diminuiscono le prede, arriva subito un equilibrio nuovo. Gli uni sono dipendenti dagli altri. L’equilibrio nell’asimmetria non dipende solo da uno o dall’altro, è estremamente fragile e instabile.

 

L’asimmetria può essere superata dagli accordi, una parte può scegliere di annullarsi, di rinunciare alla propria espressione per abitare l’espressione dell’altro. L’equilibrio nell’asimmetria è dato da chi è in pace e in armonia con se stesso, da chi trova pace e armonia con l’asimmetria che incontra nel mondo. I fini personali dovrebbero essere concepiti e percepiti come mattoncini Lego, come tessere di un puzzle. Esistono e hanno valore autonomo, ma appartengo a un fine più grande. 

 

Scala: 

  • Non avere fini è esistenzialmente insufficiente. 
  • Averne è sufficiente. 
  • Realizzarli è buono. 
  • Vivere insieme ad altri, che hanno trovato e realizzato i loro fini, è molto buono.
  • Partecipare con il proprio fine a un fine ancora più grande, un fine che somma i fini personali è ottimo. 

Provate a darvi il voto secondo questa scala di valutazione. Ogni area ha gradi diversi di abilità. Avere fini ottimi in molte aree della vita è il segno distintivo dei grandi personaggi. Gli studenti, soprattutto i più giovani, si divertono con l’esercizio di “Allineare i Fini”, lavorare su come allineare il proprio fine con quello degli altri, su come prendere il fine di altri e cercare di allinearlo con i propri fini, formare disegni e architetture inedite, aprirsi a una creatività che accende l’entusiasmo, allargare l’orizzonte degli eventi possibili. 

 

Portare nella propria storia esistenziale i fini dell’altro, insediarsi con i propri fini nella storia dell’altro è un progetto interessante, utile, urgente per la persona e per la comunità. Su questa abilità si gioca il successo e la società del futuro. La crescita sul piano individuale e collettivo procede con la diminuzione graduale della competizione conflittuale, sleale e lesiva, con l’aumento della cooperazione. La competizione, anche quando è vincente, raramente risolve l’ansia per la sopravvivenza, raramente risolve il conflitto sociale. Per chi usa la competizione e il confitto l’angoscia sarà il sentimento dominante. Questo sentimento eleva il conflitto a strumento di sopravvivenza. La competizione si alimenta con l’ansia, usa la tensione, la minaccia e la paura come strumento di relazione. Ottiene ciò che ottiene con la forzatura e con la negazione dell’altro.

 

Più si coopera, più risultati si ottengono. Più si sommano le abilità, più si attiva la crescita. La scelta di cooperare deve nascere prima di fare. Non si può collaborare per finta, per vedere se funziona e poi scegliere di farlo. L’abilità di cooperare nasce dalla scelta di sommare le proprie abilità alle capacità degli altri per ottenere una qualità della vita superiore. L’abilità richiede di mantenere l’equivalenza dei fini. “Il mio fine è importante, il tuo fine è importante.” Questa posizione supera l’impulso competitivo, l’impulso che pone il proprio fine prima, davanti e a scapito del fine dell’altro. La maestria si consegue, quando si continua a cooperare nei momenti, in cui l’altro non è capace di cooperare. Come la maestria di non ferire nasce da non ferire l’altro che ci ferisce, la maestria di cooperare prende forma quando cooperiamo con l’altro che è in competizione con noi. 

 

È un’abilità che include: 

  • non essere danneggiati dalla competizione dell’altro
  • realizzare il proprio obiettivo e sostenere il fine dell’altro 
  • cooperare con altri anche quando essi non sono capaci di farlo
  • farli cooperare anche quando tenderebbero a competere. 

Non è manipolazione, è invitare gli altri a una strategia più evoluta in una relazione più elevata e nobile, è amore che va al di là dei guadagni egoistici. L’abilità rende causali con gli altri. Il potere è usato per far emergere la curiosità, l’interesse, l’utilità, l’entusiasmo di collaborare per un fine comune più grande. Il risultato è avere quello di cui si ha bisogno, non avere mancanze.

Pensiero cristallizzato da Fëdor Michajlovič Dostoevskij scrittore e filosofo russo.

“Il segreto dell’esistenza umana non sta solo nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa vivere.” 

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