La fitness di gruppo è determinata dalla somma di molte variabili. Il gruppo di appartenenza è formato da individui portatori di fitness, il gruppo è la somma delle fitness personali. Dai quattro parametri della fitness e dal senso di colpa (io posso…noi possiamo, io non posso…io non devo…noi non possiamo…noi non dobbiamo) si può ricavare la fitness del gruppo, che cosa lo muove, che cosa lo frena, che cosa lo limita.

 

Ci sono aspetti curiosi e significativi nella fitness di gruppo. Un team leader dovrebbe conoscerne i sintomi, in modo da guidare il gruppo, in modo da evitare manifestazioni che possono pregiudicare i fini del gruppo.  

L’organismo pluricellulare non manifesta la condizione di ogni cellula, il gruppo di appartenenza non mostra la fitness di ogni componente. Il corpo si esprime con i sintomi della malattia; i gruppi si muovono sulla scala della fitness ammalandosi o risanandosi, senza collegamenti diretti alle cause individuali. Il rapporto tra la fitness del singolo e la somma della fitness di gruppo è fonte di tentazioni, di strategie ingannevoli o parassitarie. Il parassita non è capace di procurarsi i mezzi di sopravvivenza e sceglie di sottrarre risorse a chi le produce. Il parassita sviluppa abilità, intelligenza evolutiva per nascondere l’azione lesiva.

 

Nella fitness di gruppo la fitness del singolo si perde. C’è spazio per la tentazione di richiamarsi alla finalità del gruppo e di attingere alla fitness di gruppo senza contribuire. Con questa strategia la fitness di gruppo diventa alimento per il parassita. La personalità parassita ha successo, ma la finzione dà l’avvio alla disgregazione della propria appartenenza. Il processo si manifesta con la necessità di allontanarsi dal gruppo. Non ci si riconosce più, non si sente appartenenza. Il gruppo può cogliere qualche discrepanza nella lealtà, nell’autenticità della relazione e dell’appartenenza, ma non può e non deve fare quasi niente. È la persona, mossa dalla disaffezione verso il gruppo, a imbastire la storia del distacco. 

Una storia di fiera paesana, la festa del vino che ogni autunno si svolge nella piazza del municipio. 

 

Il vino, distribuito durante la festa, era fornito dai contadini, che con l’occasione mettevano in vendita il loro prodotto. Anche gli artigiani coglievano l’occasione per esporre i loro prodotti e per concludere affari. C’erano l’orchestra, i balli, i saggi delle scuole e diverse premiazioni. 

Per incentivare la fiera, per promuoverla in modo originale il sindaco ebbe un’idea. Pensò di introdurre una novità, che avrebbe migliorato, nobilitato la festa e il senso di appartenenza. Invitò i contadini a donare un po’ di vino, un litro, e a versarlo nella botte al centro della piazza come simbolo di amicizia e di fratellanza. L’idea sembrava buona e la giunta l’approvò. Ma anche le buone idee devono fare i conti con i lati oscuri della natura umana. Il sindaco non aveva considerato questo fattore. 

 

La botte fu collocata per tempo in piazza, in modo che ognuno potesse versare un litro di vino. Gli organizzatori erano passati ogni giorno e con un “toc toc” seguivano il riempimento. Poco prima della festa gli organizzatori dichiararono che la botte era piena. 

Prima di svelare la sorpresa dobbiamo entrare nella cantina del contadino. I contadini sono persone sagge; coltivare la terra con maestria e sapienza porta a sviluppare pazienza, perseveranza e un’infinità di altre virtù. La fatica, il sudore e la lotta contro le avversità li portano a considerare con attenzione gli sprechi e il dare. Così il contadino prima di prendere il litro da donare subito pensò di non aderire alla proposta del sindaco, poi scartò l’ipotesi per non esporsi alla critica e per non compromettere la vendita del suo vino. Gli venne un pensiero: “E se invece del vino verso nella botte un litro d’acqua? Nessuno se ne accorgerà e farò bella figura.”

 

Sembra che tutti i vignaioli abbiano avuto lo stesso pensiero. Quando il sindaco spillò il primo bicchiere, uscì acqua cristallina. Chi pensò al miracolo, chi agli alieni, chi a uno scherzo, chi al furto, ma i più accorti sanno, che era “solo” il lato oscuro della natura umana. La festa del vino non fu più la stessa. Il seme del dubbio e della discordia si era insinuato nella mente delle persone. Il consiglio comunale discusse un’altra iniziativa per festeggiare l’appartenenza.

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