Possiamo lamentarci, perché i cespugli di rose hanno le spine 

o gioire perché i cespugli di spine hanno le rose. 

Abraham Lincoln

 

Il corpo si ammala. La medicina è nata per ripristinare gli equilibri alterati da tossine, patogeni, traumi. Esistono malattie prodotte da veleni e da incidenti anche nel gruppo di appartenenza. Quanto è importante prevenire e guarire le disfunzioni del corpo, tanto è necessario prevenire e risolvere i disturbi di relazione a partire dal nucleo familiare. Gli errori nel gruppo possono essere volontari, involontari, ma vanno riconosciuti e corretti, altrimenti possono danneggiare in modo significativo la salute e la fitness del gruppo. 

L’agente patogeno più subdolo e pericoloso è la slealtà. La slealtà si annida nella competizione sleale, nel conflitto di interessi nascosto o mascherato. La slealtà può essere lo strumento, il braccio armato dell’invidia e della gelosia; spesso è guidata da intenzioni nascoste, da fini non dichiarati. La slealtà trova terreno fertile nello scontro, nel conflitto di personalità. Spesso ha origini banali, è il modo più facile per rubare l’identità o la creazione dell’altro. 

 

La slealtà è tradimento. Efialte tradisce Leonida e i 300 Spartani alle Termopili, ma tradisce il suo popolo e la sua patria. Sembra che Giuda tradisca Gesù per trenta denari, ma sono sicuro che le ragioni siano più complesse e profonde. La slealtà porta Bruto a uccidere Cesare, ma anche in questo caso le ragioni sono più complesse della lotta per il potere.  

Essere sleale è mancanza di fedeltà. La persona infedele tradisce il fine, le regole, le promesse e le aspettative, perché è debole, è indulgente, è confusa, non ha valori, è immatura. La persona infedele non sa per che cosa vivere, per che cosa spendersi, non sa come vivere, non sa che cosa difendere per essere aderente e coerente con se stessa. 

La slealtà non è debolezza. Nella slealtà c’è l’intenzione di colpire, di abbattere il “nemico”. L’ostilità è mascherata con l’amicizia, l’amore, l’unione, la finalità condivisa.  La slealtà è un’esca gentile, che nasconde l’amo. 

 

La persona infedele è debole. La slealtà usa l’inganno intenzionale e consapevole. La slealtà è maligna, colpisce in modo intenzionale l’altro con l’aggravante dell’inganno. Lo sleale è un nemico travestito da amico. Lo sleale è il lupo travestito da pecora. L’inganno serve ad avvicinarsi, come solo un amico può fare. Lo sleale si avvicina con l’inganno per colpire in modo vile. L’infedeltà delude, rattrista, deprime. La slealtà colpisce, fa male, alimenta rabbia e vendetta. 

 

C’è un altro ruolo nel gioco della slealtà. L’osservatore distaccato. Per non deludere, per non tradire questa tipologia preferisce aspettare, si mantiene neutrale. Non sceglie come essere e con chi stare. È sospesa, non prendere posizione. Sceglie di non scegliere, ma, evitando di definirsi con chi si è definito, è sleale. Non scegliere non è meglio che scegliere in modo diverso; non scegliere manifesta la non appartenenza allo scopo comune. (Scegliere diversamente, non per una intenzione nascosta, ma solo per mantenere l’appartenenza e la partecipazione al fine condiviso.). È una strategia passiva, meno lesiva, ma è un’altra forma di slealtà. Non scegliere il fine condiviso dà come risultato un’altra forma di slealtà. Il fine condiviso è tradito, si dà origine a un processo di disaffezione graduale che porterà a dissociarsi, ad allontanarsi dalla famiglia. Chi sceglie l’osservatore distaccato, chi sceglie di mettersi nella posizione di neutralità non difende il fine comune e indebolisce chi lo tiene. 

Gestire la slealtà nel gruppo è un fattore importante, non è possibile ignorarlo, evitarlo. 

 

Il primo passo è scoprire e riconoscere la slealtà. Scoprire il mimetismo della persona sleale è più difficile di quanto si possa immaginare. Sì. Prima o poi si svelerà, ma spesso sarà tardi. Leonida e Cesare se ne sono accorti, quando l’inganno si era realizzato. Tutti i pesci si accorgono, che nell’esca c’è l’amo. Se ne accorgono dopo. Il mimetismo, ingannare con le forme, i colori, gli odori, il comportamento è una strategia evolutiva. Homo sapiens ha l’abilità di mostrare qualcosa, che non corrisponde alla sua verità. L’azione sleale è riconducibile all’abilità di mentire. L’impulso a mentire suggerisce, che tradire è bello, utile, vincente. La persona sleale trattiene qualcosa, non rivela la sua intenzione. Quasi tutti nascondono, trattengono qualcosa e questo non rende sleali. La persona sleale fa qualcosa in più, qualcosa di diverso. La persona sleale usa l’altro per realizzare uno scopo suo. 

 

Facciamo l’esempio del genitore, che esercita una pressione eccessiva sul figlio. La sua azione forza il bambino, che resiste, nega, tenta di evitare la pressione. Il bambino può adottare alcuni tipi di risposta. Può essere sopraffatto, può rinunciare alla sua espressione e essere “come mamma vuole che io sia”. Può diventare ribelle, può assumere un atteggiamento, un’identità di fondo: “Io non sono come mamma vuole che io sia, mamma non mi avrà”. Può adottare l’atteggiamento, l’identità di falsare-mascherare la sua risposta, fare finta di essere come mamma lo vuole. Non c’è la possibilità di sottrarsi alla pressione e al controllo di mamma, non c’è la possibilità di confrontarsi con il potere dell’autorità primaria. Non resta che trovare un’altra soluzione, fare finta di essere come mamma vuole che egli sia, nascondere un volere diverso. La necessità di essere diverso non origina da una dominante, origina dalla necessità di non essere schiacciato, di non soccombere. Questa piega forma l’inclinazione a sviluppare relazioni, in cui si dice una cosa, se ne sente un’altra, se ne fa una terza. 

 

Il bambino gioca in giardino e si è sporcato. La mamma gli ordina in malo modo di andare in bagno e di lavarsi le mani. Il bambino esegue, evita la reazione di mamma. Entra in bagno, apre il rubinetto, ma non si lava le mani. Con il rumore dell’acqua segnala alla mamma, che lo sta facendo, e sente piacere a non farlo. Esce dal bagno, dice: “Ho fatto”. Con l’inganno ha evitato la pressione di mamma, con l’inganno può avere se stesso. Nella personalità si forma una strategia, un tratto caratteriale. Avere se stessi è possibile solo ingannando gli altri. Solo ingannando gli altri è possibile preservarsi. Nell’adolescenza il modello “vincente” si cristallizza, si replica, si spalma nelle relazioni, porta la personalità a sviluppare relazioni senza unione, senza fiducia. Il meccanismo promette e minaccia cose fondamentali, avere se stesso e non perdere se stesso. Gli altri possono sopraffarlo e farlo scomparire, gli altri vogliono qualcosa da lui. Per continuare a essere ha solo una via d’uscita.  Il meccanismo difende una parte di sé, una parte che nessuno potrà avere, il meccanismo evita di affidarsi a un altro, perché il prezzo è perdere se stesso. Nella personalità si forma la strategia, che fare finta di essere qualcosa è il modo per non perdere se stesso, che nascondere se stesso è il modo di esserlo veramente. È una fantasia di grandiosità infantile. Nelle fantasie infantili l’esito diverge sempre dalle aspettative. La personalità sarà incline a essere sleale, a tradire gli scopi reali e condivisi. La struttura della personalità tradisce le priorità sue, tradisce le priorità condivise con la famiglia e con il gruppo di appartenenza. 

 

La realtà impartisce lezioni per chi subisce la slealtà e per chi la pratica. La realtà è una donna bellissima in assetto da combattimento, la realtà non teme il confronto con la nostra ignoranza. Con lei non c’è storia. Le sue lezioni sono severe, correggono, riscrivono la storia della nostra vita. 

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