Sogno di dare alla luce un bambino che domandi: 

Mamma, che cosa era la guerra?” 

-Eve Merriam-

 

L’intensivo sull’essere consapevole è strumento di pace. La qualità dell’attenzione, il valore di sé, il valore dell’altro, la disciplina nella relazione, formano alla pace. La pace prima di calarsi nella dimensione sociale matura nel cuore e si estende nella relazione. Non tutti sanno originare la pace nel proprio cuore, ma tutti possono essere toccati dalla pace di chi la sa praticare, suggerire e portare nella relazione.    

 

Immaginiamo che gli insegnati abbiano l’opportunità di partecipare all’Intensivo sull’essere consapevole e di avere l’Esperienza Diretta di sé e dell’altro. Come svilupperebbero la scuola e il sistema educativo? Immaginiamo che a due giovani in procinto di sposarsi sia data la possibilità di sperimentarsi direttamente e di cogliere oltre il corpo e la persona anche l’unione, l’equivalenza nell’essere.  Come evolverebbe la relazione di coppia? Come evolverebbe la genitorialità? Che madri e padri diventerebbero, riconoscendo l’infinito nella discendenza?

 

Aumentare la consapevolezza e dotare la comunità scientifica delle ED potrebbe fecondare le menti, potrebbe aggiungere un tassello nella realtà non fisica. 

 

Senza Esperienze Dirette mancano gli strumenti per cogliere la realtà nell’insieme. Per rispondere alla domanda del re su come mai ci sono tante dottrine se la verità è una, quattro ciechi dalla nascita furono invitati dal Buddha a descrivere un elefante. Ognuno con l’uso del tatto descrisse ciò che era in grado di definire. Di fronte a quattro versioni differenti il Buddha sentenziò: “Hanno detto la verità, ma nessuno ha visto tutto l’elefante.”  

 

La dimensione dell’essere dovrebbe essere concepita come un campo isomorfico, che tutto contiene, che tutto genera. La filosofia della scienza include lo sperimentatore nell’indagine. Lo sperimentatore è lo strumento, che misura e interpreta l’esperimento. Si può misurare un campo con il metro, o misurarlo, contando le tane delle talpe. Sembra un discorso ridicolo, ma che cosa sono i sensi e il cervello, che misurano, che interpretano i dati? Gli strumenti possono essere omologati, resi impersonali, uguali per tutti, ma siamo noi che interpretiamo i dati. Qualcuno guarda un fiume e vede acqua per dissetarsi, acqua per irrigare, una trota per la cena. Qualcuno guarda l’acqua e vede idrogeno come energia. La stessa realtà ha aspetti diversi. Dipende da chi la interpreta. 

 

Si possono scrivere montagne di libri, pronunciare fiumi di parole, si possono mistificare gli stati, renderli sistemi di credenze, ma nulla, proprio nulla può spiegare e trasmettere quest’esperienza. Essa è incomunicabile, non trasmissibile a chi non la sperimenta. L’interpretazione di chi la sperimenta ha un difetto, un limite. Chi attraversa l’Esperienza Diretta è portato a comunicarla, a condividerla. È un tentativo incomprensibile, fuorviante per coloro che ne sono privi, che tentano di comprendere tramite i significati e la logica. 

 

È facile travisare l’infinito per chi sperimenta solo il finito. Chi ha la mente polarizzata in coppie di opposti non è in grado di cogliere l’unica sostanza,

che li comprende e li trascende. L’incomunicabilità è problema serio, l’incomunicabilità impedisce di condividere con gli altri e di renderli partecipi. La storia dell’umanità è costellata di esperienze e di conquiste condivise. Siamo cresciuti, evoluti grazie alla proprietà di trasmettere la conoscenza agli altri, alle nuove generazioni, ma non ci sono gli strumenti per farlo con l’Esperienza Diretta. Possiamo dire che esiste un’esperienza importante, ma non possiamo trasmetterla. 

 

In un piccolo regno la vita scorreva pacifica. Nella vallata mite e fertile l’agricoltura, la pesca nei fiumi, nei laghi e la caccia nei boschi erano fonte di sostegno e di sopravvivenza per tutti. Ai confini un muro circondava il piccolo regno. Sembrava che il muro fosse lì da tempo immemorabile. Nessuno sapeva quando e perché fosse stato costruito. Il muro, altissimo e invalicabile, faceva parte della natura come gli alberi, i fiumi e i campi. Gli anziani ammiravano il muro, gli attribuivano un valore e una funzione di difensa, di protezione. Esso era raffigurato nei dipinti, negli affreschi delle scuole e degli edifici pubblici. Il rapporto dei sudditi con il muro era normale, integrato, non diverso dal rapporto che avevano con gli alberi, i fiumi e i campi di riso. Gli equilibri nella vita personale e sociale erano tali, che il regno si poteva considerare felice. Un’ombra serpeggiava nelle menti, nei cuori delle donne e degli uomini. Una paura e una preoccupazione sotterranea inquinavano il flusso della vita quotidiana. A ogni generazione almeno un giovane trovava il modo di arrampicarsi sul muro, di scavalcarlo, di scomparire e di non fare ritorno. Furono adottate misure per evitare questa perdita, ma a ogni generazione uno o più giovani scomparivano. Anche la soluzione di rendere tabù l’argomento non ebbe successo e forse ottenne l’effetto opposto. Alcuni genitori di fronte alla possibilità di perdere figlie e figli proposero di affrontare l’argomento, di trovare una soluzione. Fu istituita una commissione, si consultarono i testi antichi, le leggi vigenti. I “saggi” trovarono la risposta, un approccio che avrebbe risolto il problema. Quando i giovani raggiungevano l’età, in cui poteva manifestarsi l’impulso, si consigliava di legare al piede una corda lunga. La corda non impediva al giovane di scalare il muro e di oltrepassarlo. Essa era collegata alla caviglia. I paesani si sarebbero riuniti per tirare la corda, per recuperare il giovane e avrebbero potuto sapere che cosa c’era oltre il muro. Quando un giovane scavalcò il muro, dopo un po’ i paesani tirarono, videro in alto le gambe del giovane. Con un ultimo sforzo riportarono il giovane al di qua del muro. Subito arrivarono i saggi del villaggio per interrogare il giovane su che cosa ci fosse oltre il muro. Il giovane non rispondeva, aveva solo due occhi sgranati per lo stupore, per lo stupore dell’infinito. Gli rivolsero tante domande, ma scoprirono che il giovane era diventato muto. 

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